La Relazione
L’opera presentata è una satira sulla megalomania del genere umano. Un Galileo sornione, mostrandoci le stelle, ci ricorda la nostra reale statura e ci aiuta a ridere di noi stessi e delle ridicole pretese di grandezza di un’umanità non meno ottusa e narcisista degli inquisitori che lo condannarono.
Puntando il cannocchiale al cielo, Galileo Galilei fu tra i primi, nel ‘600, a mettere in dubbio la centralità della Terra, e quindi dell’uomo, nell’universo. Questo rovesciamento di prospettiva, che scardinava l’allora tradizionale visione del mondo, geocentrica e antropocentrica, fece talmente tanto incazzare il potere del tempo che costò al padre della scienza moderna un processo davanti al Tribunale dell’Inquisizione, seguito poi da una condanna alla pubblica abiura e dagli arresti domiciliari.
In un’epoca profondamente egotica e narcisistica come la nostra, dove l’Io è la misura di tutte le cose e il desiderio di successo e di grandezza spinge sempre più la nostra specie nelle mani di imbecilli egoriferiti, improbabili messia e grotteschi megalomani unti dal Signore, osservare le stelle può ancora salvarci dalle derive di un’umanità demenziale convinta di essere al centro dell’universo più degli inquisitori ai tempi di Galileo.
L’immensità del cielo e dei suoi corpi celesti continua infatti a ricordarci impietosamente che anche sul più alto trono del mondo saremo sempre seduti su un minuscolo frammento di roccia dipendente dal Sole, niente affatto posto al centro di tutte le cose ma scagliato, insieme ad altre centinaia di miliardi di stelle, soltanto all’estrema periferia di una galassia che chiamiamo Via Lattea e che a sua volta è solo una tra milioni e miliardi di galassie in un universo talmente vasto e sconfinato che nemmeno riusciamo a immaginare.
Alzare lo sguardo al cielo e ammirare le stelle rappresenta allora, ancora oggi, un atto rivoluzionario, iconoclasta, che ci mette tutti, potenti inclusi, di fronte alla nostra reale statura e ci aiuta a ridere di noi stessi e delle assurde velleità di questa nostra disgraziata specie umanache non cambia mai, che da secoli continua a credersi al centro di tutto, pur essendo poco piú di niente.



